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Nel 2015 si celebra il 150° anniversario di Firenze Capitale d’Italia. Quale migliore occasione per dedicare una mostra e un catalogo a Palazzo Spini Feroni, che fu sede del Municipio e il luogo dove vennero prese quelle importanti decisioni che dettero alla città di Firenze l’assetto urbanistico attuale.

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Alla metà dell’Ottocento il palazzo ebbe per la prima volta una vocazione pubblica dopo secoli di proprietà privata, a cominciare da Geri Spini, banchiere di papa Bonifacio VIII, che proprio attraverso l’imponenza della costruzione volle manifestare il potere della sua famiglia. Dopo gli Spini si succedettero i Guasconi, i da Bagnano, i Feroni, famiglie nobiliari che commissionarono mirabili decorazioni artistiche, fino ad arrivare al XIX secolo, quando l’istrionico palazzo divenne albergo di lusso e ospitò il cancelliere Metternich e il compositore Franz Liszt, fu poi sede della Comunità di Firenze, del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux e semplice abitazione di personaggi singolari, come Girolamo Segato, noto per la pratica di “pietrificare” i cadaveri. Nel Novecento, quando Salvatore Ferragamo acquistò l’edificio, il palazzo conobbe una nuova stagione, accogliendo laboratori artistici, atelier di moda e famose gallerie d’arte, aperte alla valorizzazione sia dell’arte antica sia di quella contemporanea. La mostra racconta questa complessa storia, con il contributo di specialisti di settore e di un grande scenografo come Maurizio Balò. Il palazzo, con la cornice di Firenze, rappresenta uno spaccato della cultura italiana ed è oggi il simbolo nel mondo dell’azienda di moda Ferragamo che vi ha sede e vi opera: la dimostrazione evidente del fatto che il talento degli italiani vive grazie anche ai luoghi in cui lavora e di cui si nutre e che la bellezza genera bellezza.

Il simbolo della mostra prende ispirazione da una veduta a 360° di Firenze presa dalla sommità merlata di Palazzo Spini Feroni raffigurata in un’incisione di Ramsay Richard Reina­gle del 1806, pubblicata nel “Journal des Luxus und der Moden”, come una sorta di diorama della città mostrato a fini promozionali.

Anonimo fiorentino, 
Albero genealogico degli Spini, XVII secolo, 
olio su tela. 
Collezione privata

Giuseppe Zocchi, 
Veduta del ponte a Santa Trinita e di Palazzo Spini Feroni dal lungarno Guicciardini
1741-1742 circa, olio su tela. 
Collezione privata, Fiesole

Girolamo Segato, Piano di tavolino, ante 1836. 
Piano in legno d’acero intarsiato con 214 pezzi anatomici “pietrificati”.
Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze, 
Sezione Biomedica (Anatomia), Firenze

Enrico Pazzi, Testa di Dante, ante 1865, gesso.
Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze

Lorenzo Bartolini, Franz Liszt, 1838-1839, gesso.
Galleria dell’Accademia, Firenze

Mario Tozzi, Solitude, 1931, olio su tela. 
Musée national d’art moderne, Centre Pompidou, (dono M. Frua de Angeli, 1932), Parigi

 

Primo Conti, Giotto e Cimabue, 1923, olio su tela. 
Fondazione Carima - Museo Palazzo Ricci, Macerata

Video Installazione ispirata al diorama del 1806 pubblicato nel “Journal des Luxus und der Moden”. Racconta le 24 ore di vita di Palazzo Spini Feroni, le attività che vi si svolgono, il rapporto con il quartiere, con la città, così come il diorama mostra il panorama della stessa visto dalla sua sommità merlata.
Attraverso le immagini di interni-esterni, contrasti di suoni e silenzi, realtà fatta di movimenti e di stasi, le visioni si susseguono fino a creare un moderno diorama.


Ideazione e regia
Vincenzo Capalbo, Marilena Bertozzi
Durata: 6 minuti
Art Media Studio, 2015, Firenze

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